Pensieri e Nostalgie - Parigi
Sono mesi che non salta fuori la mia nostaglia parigina, ma è solo per non tediarvi. Mettendo subito al bando ogni dubbio: il mal di Parigi c'è, è persistente e non si guarisce. A volte si attutisce, ma mai troppo a lungo.
In questi giorni mi è scappata una strana riflessione. Anzi forse nemmeno troppo strana, ma che sa di coincidenza.
Ho in vista due scappate, due gite con una mira ben precisa per ognuna, la mostra di Hopper a Milano e quella di Calder a Roma. Prossimamente.
Per pensare e capire e poter vedere di più, quando sarò là a guardare le loro opere, sto in questi giorni leggiucchiando e sfogliando quanto la biblioteca ha qui su entrambi (tiriamo un velo pietoso su quanto poco abbia su Calder). E, leggendo banalmente la biografia di tutti e due, salta all'occhio un viaggio a Parigi per ognuno di loro, un viaggio fondamentale, quasi di svolta o quanto meno di approfondimento per l'arte di tutti e due.
Niente di troppo strano, Parigi era ed è la città dell'arte, almeno lo era negli anni del primo e del secondo dopo guerra, in Europa; ma quello che mi ha colpito è che tanto Calder quanto Hopper sono molto americani, anzi pensandoci bene sono forse tra le espressioni più "americane" dell'arte americana.
Ma poi leggendo tra le righe salta fuori Parigi, fondante per l'uso del colore e per la ricostruzione della luce e dei suoi giochi per l'uno, Hopper, fondante per la scelta di realizzare delle opere d'arte che giocano e si muovono, tra colori primari e fil di ferro per l'altro, Calder. Anzi per quest'ultimo se non ci fosse stato Duchamp non sarebbe saltato fuori quel mobile, così internazionale a primo ascolto, ma così francese pensandoci, ad indicare le sue opere forse più famose.
Per il momento meglio non guardare quali mostre e che cosa c'è a Parigi in questi giorni, ormai ci penseremo in primavera, ma la nostaglia canaglia trova ogni strada per riaffiorare.
sonia
















