Ieri sono andata in Cineteca a vedermi un film della rassegna dedicata ai film dei paesi arabi. Da sola. Malattie, impegni e tristezze hanno decimato i miei soliti accompagnatori e così me ne sono andata sola. E forse è stato un bene.
Riassumento brevemente, Salt of this sea della regista Annemarie Jacir è un film che parla del ritorno in Palestina di una ragazza americana, figlia di profughi palestinesi. Nonostante Soraya (la protagonista) non sia mai stata in Palestina, si tratta proprio di un ritorno, tornare alla terra dei nonni, vedere i luoghi a lungo raccontati e sentire i profumi fino a quel momento solo immaginati.
Da sola mi sono guardata questo film riconoscendo molti aspetti, commentandone tra me e me altri e andando avanti a pensare con una linea di associazioni tutte mie. Mi ha fatto strano vedere sullo schermo la fila interminabile di domande che i militari israeliani riservano ai palestinesi, anche quelli che hanno un passaporto nè palestinese (che del resto non esiste e la Carta d'identità non permette l'espatrio) nè israeliano, soprattutto pensando che in poco meno di un mese me le sentirò fare (ma a differenza di Soraya ho imparato a non rispondere con stizza e a lasciarmi scivolare tutto addosso). Ho sentito i rumori di Gerusalemme nel vedere le immagini della porta di Damasco, del mercato e dei turisti che se ne vagano in giro. Ho riconosciuto i rumori dei carrarmati, degli elicotteri e delle jeep militari che, dopo la prima volta che ci vai, sono normalità. Ho rivisto un pezzo di Cisgiordania (il film è girato nei luoghi veri in cui è ambientato) che con il nostro passaporto italiano non è agibile ormai da anni, tranne per chi ha i permessi.
Mi è piaciuta la capacità della regista (una palestinese che vive in Cisgiordania) di rendere nella protagonista una classica reazione che a volte ho anche io e che hanno tutti i nati in "occidente" quando scendono giù. Siamo abituati a chiedere e ad ottenere, ad avere dei diritti e ad avere bene o male un senso di giustizia che ormai diamo per scontato; ma tutto questo scompare quando si torna/va in Palestina e in Israele. Non importa più che passaporto hai, se sei un normale e onesto cittadino, se sei un turista. Vieni trattato come pare a loro, questi e quelli, anche senza motivo e devi sottostare a regole che ti sembrano (e sono) assurde. Ma del resto per entrare negli USA ti chiedono se sei amico di terroristi e quindi direi che non c'è grande differenza!
Insomma ho visto/vissuto questo film a modo mio (più de solito).
sonia