venerdì, 02 ottobre 2009

Cosmonauta

"Perchè io sono comunista!!"
Bel film questo della Nicchiarelli, leggero ma anche no, esilerante ma anche no, insomma bello.

Prima di tutto un elogio sperticato ai primi 10 minuti di cartone animato fatto con il pongo (scusate la terminologia tecnica ;) !), animaletti di pongo che viaggiano nello spazio per amore della Madre Russia, bellissima la musica, bellissimi gli animaletti ed esilerante la loro dedizione alla falce al martello!

Per il film, una visione femminile e adolescente di un periodo che, almeno oggi, pare essere solo passioni ormonali ma che Luciana, la protagonista, vive con passioni politiche e certo, anche ormoni.
Cresce senza padre, con un fratellone che è solo one ma ha bisogno di aiuto più di lei, ma con l'aiuto della sezione. La sezione come casa, come scuola e la sezione anche come cortile dove crescere, litigare e sentirsi donna.

Bel film, delicato e attento. Mi sono anche fatta regalare la locandina perchè, volete mettere una bimba con una falce e un martello in mano come ci sta bene in camera mia?

sonia
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categoria: cinema
martedì, 22 settembre 2009

Cinema 2009

Con grande fatica, è ripresa la mia stagione al cinema. Gli orari degli spettacoli a Trento sembrano essere fatti ad hoc per scontrarsi con i miei orari di lavoro. In breve: o troppo presto o troppo tardi.
Dalla settimana scorsa ho scoperto che il giovedì c'è uno e dico uno spettacolo alle 21, sempre. E mi ci sono abbonata.
Sarà stata l'inizio di quest'anno con il botto, rappresentato dalla mia prima volta al Festival di Venezia (e così anche quest'anno il primo film della stagione, come di consueto, è stato un film visto in solitaria), sarà che mi sono imposta di andarci perchè mi piace e perchè non è possibile passare dalle 2/3 volte a settimana di Bologna allo zero periodico, l'importante è che sono tornata in sala.

Giovedì è in programma "Basta che funzioni", la settimana scorsa mi son fatta venire la tristezza con "Videocracy" e miro a breve a vedere "Cosmonauta".

Finalmente.
sonia

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categoria: cinema
martedì, 02 dicembre 2008

Conoscersi per non sbagliare

Leggendo nei giorni scorsi "Il petalo giallo" e riflettendo su quanto Pahor ha detto durante il suo incontro al Festivaletteratura di Mantova quest'estate, sono arrivata alla conclusione che gli italiani si conoscono poco, conoscono poco la loro storia e questo li porta a sbagli e risbagli proprio perché il passato rimane lì, non guardato, non analizzato e non capito.

Nel libro, e prima nelle parole di Pahor, si parla di come gli italiani non sappiano cosa è stato il fascismo nella Trieste degli anni20, di come ignorino che gli italiani hanno fatto agli sloveni quello che i tedeschi faranno poi in Polonia e a seguire nel resto d'Europa.

Ieri sera sono andata al cinema a vedere "Il sol dell'avvenire" documentario sulla nascita delle BR a Reggio Emilia. Un film che parte bene, da un'analisi di come il passato, la resistenza ed il PCI abbiamo creato un ambiente fertile per una critica interna al partito comunista che in quegli anni contrapponeva il comunismo a parole al partitismo di potere a fatti. Un film che però si ferma un attimo prima del dovuto, che spiega come un gruppo di giovani arrivi a staccarsi dal partito in cerca della rivoluzione, ma che non approfondisce il come e il perché della nascita delle Br a partire da questo e non approfondisce le diverse strade che questi giovani vanno poi a percorrere. E anche qui siamo sempre lì che non sappiamo, che subiamo segreti e mancate analisi e rimaniamo nel buio della non conoscenza.

E oggi sul Corriere si aggiunge (qui) una riflessione sui bambini segretamente portati in Svizzera dagli immigrati italiani che cercavano lavoro. Bambini che venivano tenuti nascosti e che non potevano essere bambini perchè la legge svizzera obbligava i loro genitori a non dichiararli a non portarli con loro oltre il confine. Una storia di bambini abbandonati e cresciuti lontani dalla famiglia, bambini negati dalla necessità dei genitori di lavorare per sopravvivere. E oggi gli italiani sono chiusi verso gli stranieri, sospettosi di questi bambini che a scuola stanno con i loro,che non parlano la loro lingua e non hanno il loro modo di pensare.

E siamo sempre lì a non ricordare quello che ci è successo e quello che abbiamo fatto. E a sbagliare di nuovo e rifare errori fatti da noi o da altri nel passato, solo perché non sappiamo.

sonia
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categoria: riflessioni, libri, cinema
martedì, 14 ottobre 2008

La classe - Entre les murs

Sono andata a vedere "La classe" di Laurent Cantet. Due sole indicazioni: andate a vederlo e se riuscite andate a vederlo in lingua originale (sottotitolata).

In giorni di dibattito sulla scuola, in giorni di dibattito sul razzismo una lezione. Utile a molti.
Ai professori, perchè l'impegno, la passione, l'ironia e anche il naturale nervoso che gli insegnanti del film manifestano sono veri. Agli studenti, perchè l'impegno dei professori, il loro darsi ai giovani è evidente ed è evidente quanto questo sia importante e perchè i funzionamenti di una classe sono resi con realtà. Ai genitori, perchè possono vedere come sono, come non dovrebbero essere, come potrebbero essere. Agli ex o futuri insegnanti, studenti e genitori, perchè non capita tutti i giorni di poter entrare in una classe così.

Il film è una finestra aperta su tutti i momenti di una classe, di un gruppo di persone che si trova dentro le mura (il titolo originale del film era appunto "Entre les murs") di una scuola e che deve imparare a convivere.

sonia
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categoria: cinema
martedì, 23 settembre 2008

Salt of this Sea

Ieri sono andata in Cineteca a vedermi un film della rassegna dedicata ai film dei paesi arabi. Da sola. Malattie, impegni e tristezze hanno decimato i miei soliti accompagnatori e così me ne sono andata sola. E forse è stato un bene.

Riassumento brevemente, Salt of this sea della regista Annemarie Jacir è un film che parla del ritorno in Palestina di una ragazza americana, figlia di profughi palestinesi. Nonostante Soraya (la protagonista) non sia mai stata in Palestina, si tratta proprio di un ritorno, tornare alla terra dei nonni, vedere i luoghi a lungo raccontati e sentire i profumi fino a quel momento solo immaginati.

Da sola mi sono guardata questo film riconoscendo molti aspetti, commentandone tra me e me altri e andando avanti a pensare con una linea di associazioni tutte mie. Mi ha fatto strano vedere sullo schermo la fila interminabile di domande che i militari israeliani riservano ai palestinesi, anche quelli che hanno un passaporto nè palestinese (che del resto non esiste e la Carta d'identità non permette l'espatrio) nè israeliano, soprattutto pensando che in poco meno di un mese me le sentirò fare (ma a differenza di Soraya ho imparato a non rispondere con stizza e a lasciarmi scivolare tutto addosso). Ho sentito i rumori di Gerusalemme nel vedere le immagini della porta di Damasco, del mercato e dei turisti che se ne vagano in giro. Ho riconosciuto i rumori dei carrarmati, degli elicotteri e delle jeep militari che, dopo la prima volta che ci vai, sono normalità. Ho rivisto un pezzo di Cisgiordania (il film è girato nei luoghi veri in cui è ambientato) che con il nostro passaporto italiano non è agibile ormai da anni, tranne per chi ha i permessi.

Mi è piaciuta la capacità della regista (una palestinese che vive in Cisgiordania) di rendere nella protagonista una classica reazione che a volte ho anche io e che hanno tutti i nati in "occidente" quando scendono giù. Siamo abituati a chiedere e ad ottenere, ad avere dei diritti e ad avere bene o male un senso di giustizia che ormai diamo per scontato; ma tutto questo scompare quando si torna/va in Palestina e in Israele. Non importa più che passaporto hai, se sei un normale e onesto cittadino, se sei un turista. Vieni trattato come pare a loro, questi e quelli, anche senza motivo e devi sottostare a regole che ti sembrano (e sono) assurde. Ma del resto per entrare negli USA ti chiedono se sei amico di terroristi e quindi direi che non c'è grande differenza!

Insomma ho visto/vissuto questo film a modo mio (più de solito).

sonia

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categoria: cinema