giovedì, 29 ottobre 2009

Nando dalla Chiesa "Album di famiglia"

Una novità, di quelle proposte sul bancone della biblioteca ben in vista. Un affresco in trentacinque brevi ricordi/racconti che Nando dalla Chiesa fa della propria famiglia. Famiglia allargata, nel senso antico del termine, larga e grande, in cui vengono compresi nonni, zii, cugini di tanti gradi e anche amici, stretti da essere di famiglia.
Si percepisce tanto affetto, una famiglia che si chiude in se stessa per affrontare la Prova con la P maiuscola che la storia infligge loro. Ammirazione sconfinata nei confronti tanto dei più grandi quanto dei più piccoli, racconti edificanti sui valori veri che il nucleo familiare ha instillato in tutte le sue generazioni.
Un'unica cosa salta all'occhio, poche discussioni, diverbi o rotture. Quelle che sono normali nelle famiglie, quegli scontri che non mettono mai in dubbio nemmeno per un secondo gli affetti ma che sono veri, quotidiani e reali. Non so se è stata la volontà dell'autore quella di tralasciare questo aspetto del quotidiano a favore di un ricordo sempre dolce. Ma il farlo ha tolto, secondo me, un po' di verità, di concreto a quella che sembra una famiglia da romanzo e non da vita. E, visto che invece si parla di una famiglia viva, provare questo senso di irrealtà è un peccato.
 
Rimane però bellissimo uno stralcio riguardo al rapporto (continuo e continuamente ricordato) dei personaggi dalla Chiesa con i libri.
 
"I libri mai letti sono la misura della distanza tra quel che avremmo voluto e quel che abbiamo potuto. Da allora penso che sia proprio lì, nelle librerie, che alla fine si debba cercare di ricostruire con pazienza, con intelligenza, qual è stato il percorso di un amico o di un'amica, ciò che la vita gli ha dato, ciò che la vita gli ha negato"
 
(Pg 134 dell'edizione Einaudi 2009)
sonia
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categoria: libri
martedì, 27 ottobre 2009

Statale 17 - qualche giorno dopo

E noi che ci eravamo organizzate per far pedalare Barbara (Summa)/ Mammamsterdam in giro per Trento e farle sentire aria d'Olanda...
Invece giovedì ha piovuto, tutto il giorno. Nemmeno i miei coloratissimi stivali di plastica, uniti al fatto che mi fossi ricordata l'ombrello, hanno fatto nulla.
Santa S. e Santo G. che avevano la macchina e che sono andati in stazione a prendere Barbara. Che poi, alle 21.00, ce la siamo anche cavata con un'umidità al 99% ma almeno non pioveva.

Barbara è arrivata e, salvandoci dall' "Introduco io o introduci tu?" che ci eravamo rimpallate a vicenda con Cristina di
Rileggo, si è presentata da sola. Il libro lo sto leggendo, ma un cosa vi dico subito che è vera: ci si diverte. E ci siamo divertiti anche quella sera.
Leggendo pezzi del brano e teatralizzando parlate dialettali, abbiamo capito che Barbara ama l'Abruzzo e che ha scritto questo libro sì per esorcizzare il trauma del terremoto, ma anche per farci capire che l'Abruzzo c'è, che è bello e che si presta ad una vacanza divertente e ricca di scoperte. Senza mezzi termini, diciamolo pure, quest'A(b)bruzzo - con due B come scappa spesso detto a Trento - non è un buco nel mezzo dell'Italia, buco che attraversiamo perchè andiamo più giù o che sentiamo allle previsioni del tempo perchè stanno più al freddo di noi. Ma una terra con mare e monti, con allegria e (quante recentemente!) tristezze e poi, almeno semanticamente e a palato, non troppo lontana da noi: leggo nelle prime pagine che anche gli abruzzesi, esprimendo amore per la loro terra a suon di raddoppiamenti, dicono Ab(b)ruzzo, che anche loro hanno un paese che si chiama Tione e anche loro mangiano le trote.
Come dire, tutto il mondo è paese e forse la prossima volta che incontro Barbara sarà laggiù.

La serata si è poi conclusa con le tisane e le torte di Elena e con una fantastica "S" di Sonia in cioccolato bianco che Sinter Klass mi ha portato in anticipo.

sonia
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categoria: libri
giovedì, 22 ottobre 2009

Statale 17. Storie minime transumanti. Barbara Summa a Trento

È arrivato il giorno e, se tutto è andato bene, in questo momento sta arrivando a Trento anche l'autrice.

Abbiamo Mammamsterdam a Trento a presentazre il suo "Statale17. Storie minime transumanti".

 

Copertina statale 17

Statale 17 è un libro divertente che racconta della popolazione montanara di quei paesi che si stendono lungo il tracciato del Tratturo Magno, la Statale 17 che dà il titolo al libro. È un libro che secondo stessa ammissione dell’autrice è servito a lei come sfogo all’impotenza provata nei giorni e nei mesi successivi al terremoto. È un modo complesso, allegro e personale di ricostruire un mondo e la gente che lo abita, sperando di rivederlo presto come era e, perché no, anche meglio.

Chi vuole venire, lo aspettiamo questa sera a Rileggo (Via San Martino, 64) alle ore 21.00, pare anche che si brinderà!!!

sonia

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categoria: libri, serate
martedì, 20 ottobre 2009

Iran e altre storie

L'Iran, non parliamo poi quando si pensa ad esso con il nome di Persia, mi ha sempre affascinato. L'idea che uno stato così ricco di storia, passata ma anche recente, così contraddittorio e così unico non possa essere una meta tranquilla di un viaggio mi dispiace, molto.
L'innamoramento letterario nei confronti della storia recente iraniana è nato invece in tempi non sospetti con Marjane Satrapi e il suo "Persepolis". Lei venne a Rovereto al Festival Oriente Occidente direi sette o otto anni fa e sentirla parlare con quell'energia di donna, di scrittrice e di esule mi era piaciuto veramente tanto. Volevo farci anche la tesi della specialistica, ma erano tempi lontani dal boom del fumetto e del film e quindi ricevetti un "Satrapi chi?!?!" e la proposta di tesi finì lì (purtroppo!).
In questi giorni sono tornata sul tema con il libro "Lipstick Jihad" di Azadeh Moaveni e, per quanto sia raro per me parlare di libri che sto ancora leggendo, ci sono alcuni spunti che ho trovato in questo libro che mi piacciono molto.
Su tutto una grande ironia, forse necessaria per affrontare il trasferimento in Iran della giovane Azadeh in cerca delle sue origini. Trasferitasi dalla California a Teheran per ritrovare le sue origini, l'autrice si trova in un mondo ben diverso da quello immaginato, ben lontano dal Iran dei racconti dei genitori prima della rivoluzione, ma anche lontano dal paese chiuso che lei si era immaginato.
L'Iran degli anni del presidente Khatami, dal 1997 al 2001 (e fin qui sono arrivata), è  un paese in cambiamento, un cambiamento sotterraneo che parte dal basso e che viene nel possibile accettato e aiutato dall'ala riformista al governo. È un paese che lotta come può contro la chiusura dominante e che matura un risentimento forte nei confronti dell'élite religiosa che governa tutto, un paese dove ogni cittadino resiste come può. E qui scatta l'ironia: come può un semplice tassista opporsi al dominio incontrastato dei religiosi? Lasciandoli a piedi! Ed ecco che mentre Azadeh, alzando un dito, ferma il taxi che la porterà a casa, qualche metro prima un religioso intabarrato nei suoi mille veli scuri e coperto dalla sua barba si sbraccia come un matto, ignorato dal taxi giallo. Lotta dura senza paura, low cost e cheap!
Bella anche tutta la parte in cui si descrive la difficoltà di una giovane ventenne nata iraniana, in America (anzi California!), che dopo un anno di avvicinamento passato al Cairo, va a vivere con suo nonno novantenne a Teheran, scrivendo articoli per il Times e tentando di capire se lei stessa è iraniana, americana o cosa. Un farsi che fino a quel momento sembrava buono si dimostrta un linguaggio semplice e adatto solo per la casa, una tendenza americana al sorriso che la trasforma in una poco di buono agli occhi di chi le sta attorno, uno scoramento continuo al controllo che subisce tra interrogatori e appuntamenti segreti da parte della polzia di Stato che la trattano come un'americana, forse infiltrata, ma che la accusano di non comportarsi da iraniana per bene, rispostandola quindi geograficamento di nuovo nello stato Orientale. Una doppia identità che, con molti meno ostacoli e molta meno difficoltà, anche a me ogni tanto si presenta.

In questi giorni lo finisco e poi concludo il mio giudizio.
sonia
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categoria: libri
mercoledì, 07 ottobre 2009

Letture triestine - "Franziska" e "Qui è proibito parlare"

In vista di un fine settimana triestino (questo che verrà), ho tentato di immergermi un po' in trieste e leggere qualcosa che, quando sarò là, mi possa venire in mente.
Grazie a G., che mi ospiterà là, ho scelto Franziska di Tomizza e Qui è proibito parlare di Pahor. iIl primo l'ho finito oggi, atmosfere difficili di una Trieste in fieri. Un processo che ha trasformato il porto dell'impero, nel porto dimentiato dell'est Italia di oggi, passando per padroni, dittatori e arditi di ogni sorta. Tra i personaggi scorre la speranza di una convivenza serena, di un arricchirsi tra popoli. Ma vengono alla luce spesso dei sentimenti di superiorità, una convivenza potrebbe essere possibile se l'altro si tira inditero...
E questi pensieri sono stati e sono vera realtà se il risultato è che ancor oggi non si parla di Trieste e della sua anima duplice, dell'Istria e del suo passato di tutta la Venezia Giulia e di ciò che lì si è vissuto. Città ai confini dell'impero, dell'Italia e della conoscenza che gli italiani hanno.

sonia
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categoria: viaggi, libri, gite